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La Chiesa e i preti contadini:
alle origini di Pieve di Campoli

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La Chiesa e i preti contadini:
alle origini di Pieve di Campoli

Don Gino Malevolti, Don Ugo Polidori e Don Agostino Giotti sono stati i primi uomini e i primi mentori dell’azienda che oggi guarda al futuro con rinnovato slancio e l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per il Chianti Classico

Dolci colline, boschi secolari, distese verdissime e ancora rettangoli strappati alla macchia dove con grazia si susseguono rigorose geometrie di vigneti. Attraversare il Chianti significa immergersi in visioni amene ma anche imbattersi nelle vicende degli uomini che abitano queste terre da secoli. Famiglie e dinastie la cui presenza è tangibile in cantine storiche e architetture monumentali che punteggiano il paesaggio e oggi sono i simboli più blasonati del Gallo Nero. Ma accanto ai grandi e ai noti vi è anche una folta schiera di inusuali vignaioli. Hanno abitato il Chianti Classico e attraverso il lavoro e la coltivazione della terra ne hanno tratto sostentamento per la propria vita. Uomini, donne, laboriose comunità contadine la cui vita ruotava intorno alle Pievi. Le preghiere del primo mattino quando la luce comincia a diluire l’oscurità, il richiamo delle campane e poi il vespro prima che la notte inghiotta di nuovo tutto. Nel mezzo la fatica, il sacrificio nei campi, la quotidiana lotta con la terra che può essere tanto generosa quanto ostile. Anche a questo esercito di umili spetta onore e riconoscenza per la costruzione di una cultura contadina che è protagonista di questi luoghi.
Pieve di Campoli rappresenta l’eredità e allo stesso tempo l’evoluzione della storia religiosa e contadina che per secoli ha cadenzato la vita delle campagne toscane. L’azienda che fa parte dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Firenze, nasce nel 1985 attraverso la fusione e l’accorpamento dei terreni che fino a quel momento erano stati di proprietà della Chiesa e amministrati in tutto e per tutto dalle parrocchie. Il risultato fu un’azienda vasta e ramificata, capace di estendersi per centinaia di ettari toccando ben 7 comuni.

Le persone di Pieve
di Campoli,
sguardo al cielo
e mani nella terra

Nei primi tempi imprescindibile fu l’apporto di contadini particolari, i parroci. Non semplici depositari di conoscenze ma autentici maestri. C’era Don Gino Malevolti che amava affinare il Vin Santo nei caratelli di whisky e il cui lavoro era stato lodato anche dal critico Luigi Veronelli. C’era Don Ugo Polidori che difendeva il principio per cui il vino si fa con l’uva e nient’altro. Ancora in tanti si ricordano una sua sfuriata con un fattore che aveva avuto l’azzardo di mettere nel vino dell’enocianina, quasi una bestemmia da punire ad aeternum. Infine Don Giotti, forse il meno esperto e tecnico ma il più leggendario.
Uomini che avevano imparato da altri uomini inserendosi nel solco di una tradizione secolare. Pieve di Campoli ha radici profonde e lontane ma non si accontenta di vivere nel mero ricordo di esse. Da qualche anno, anche sotto la spinta della Laudato si’ di Papa Francesco, l’azienda ha avviato un percorso di crescita e di sviluppo avvalendosi del know how maturato fino ad oggi, ma anche della collaborazione di grandi professionisti. La volontà è di rendere palese la presenza della Chiesa attraverso lo sviluppo dell’azienda agraria e la sua apertura al mondo attraverso una serie di investimenti e azioni a livello commerciale, scientifico e sociale. Una sfida appena cominciata ma che sta già dando i primi risultati. Le etichette delle linee Pieve di Campoli e Cortine, già distribuite nei circuiti GDO e Ho.Re.Ca, hanno ottenuto i primi riconoscimenti mentre a livello di ricerca l’azienda ha avviato una collaborazione con l’Università Sacro Cuore di Milano. Rilevante infine la collaborazione con la cooperativa San Francesco per l’inserimento lavorativo di rifugiati e persone svantaggiate. Sono i primi passi, i primi semi di un percorso che ha come protagoniste persone che ogni giorno lavorano con passione e intensità, senza mai perdere l’orizzonte del proprio operato. Uomini con lo sguardo al Cielo e le mani nella Terra.

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