Persone

Un uomo, un luogo e
un Chianti Classico eccellente

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Un uomo, un luogo e
un Chianti Classico eccellente

Nel 2019 Pieve di Campoli avvia la linea Cortine con il desiderio di creare un prodotto di eccellenza, espressione dei vigneti storici del borgo dove visse Don Agostino Giotti dal 1953 al 1986. Con la sua dedizione per il vino e il lavoro in vigna il parroco rappresenta una delle eredità più vive dell’azienda agricola insieme all’areale che ospita le vecchie viti

La nascita della linea Cortine

Lungo il ciglio delle strade, dei dolci saliscendi della Val di Pesa, la sua presenza era un’abitudine o meglio una certezza. Per chi attraversava San Donato in Poggio, Barberino e le altre piccole frazioni di Tavernelle era facile incontrarlo e riconoscerlo anche da lontano. Don Agostino Giotti non passava inosservato. Avvolto dalla lunga talare nera portava sempre con sé l’ombrello sia che il cielo mandasse pioggia sia che il sole arroventasse la terra a 40°. Era un piccolo vezzo tra i tanti. Il parroco, nato nel 1915, non guidava ma si spostava unicamente in autostop. C’è chi dice prediligesse solo auto di un certo tipo come Bmw e Mercedes, ma che anche la simpatia di chi era al volante contasse qualcosa nel decidere chi fermare o meno. In ogni caso niente macchina e decenni di pollici alzati ad amici e sconosciuti. Non ebbe mai la patente e mai gli passò per la testa di prenderla perché tanto come diceva lui “un bischero disposto ad accompagnarlo” lo trovava sempre. Si è spento a Firenze nel 2007 a 92 anni e mezzo, sfiorando i 70 anni di sacerdozio. Oggi tanti chiantigiani si ricordano di lui.

Ma Don Giotti non era soltanto l’autostoppista. Come lui amava spesso definirsi era soprattutto il prete contadino, il prete di Cortine. Nella piccola località di San Donato in Poggio sarà parroco dal 1953 al 1986. Un periodo intenso durante il quale custodirà il suo popolo e curerà con tenacia e passione le proprietà agricole e vigneti della parrocchia. L’areale oggi ospita viti di oltre cinquant’anni e rappresenta una delle eredità più antiche e importanti dell’azienda Pieve di Campoli che nel ricordo del prete ha voluto creare Cortine. La linea, lanciata nel 2019, esprime le caratteristiche e le peculiarità del territorio di San Donato in Poggio, Unità Geografica Aggiuntiva del Consorzio Chianti Classico. Tra le etichette di punta si afferma il Chianti Classico Gran Selezione che nasce esclusivamente da uve 100% Sangiovese della zona dopo una selezione meticolosa che vede la raccolta dei migliori grappoli per esaltare le virtù del terroir di Cortine. Infine altro orgoglio della linea è il Vin Santo del Chianti Classico Cortine DOCG, prodotto secondo il metodo tradizionale attraverso un lungo processo di appassimento delle uve provenienti dalle vigne storiche dell’antico borgo. Il rispetto del processo produttivo è rigoroso tanto che le bottiglie vengono poste in commercio solo dopo aver soddisfatto le esigenze liturgiche del Capitolo del Duomo di Firenze.

Don Giotti ha lasciato
una traccia indelebile
nelle menti e nei cuori
di tutta la Val di Pesa

Scoprendo il parroco di Cortine

Don Giotti amava il vino e non disdegnava il lavoro dei campi, fianco a fianco ai contadini del beneficio. Pur essendo originario di una famiglia di coltivatori diretti e da parte di madre di ramo nobile, non vantava una conoscenza troppo profonda delle cose agricole. Per questo si affidava a Gino, un operaio molto competente e abile sia nel lavoro in vigna che in quello di cantina, spazio in cui il prete sembrava destreggiarsi meglio realizzando, insieme al suo collaboratore, un prodotto corposo e dal grado alcolico elevato. Proprio nella cantina, ricavata da una sala della canonica in cui viveva a Cortine, stavano le botti. Al loro interno il risultato di un lavoro che il prete custodiva gelosamente e che come un tesoro condivideva con pochi. Era molto selettivo nei suoi regali. Burbero e di poche parole aveva convinzioni salde e inamovibili: il vino andava solo venduto e i suoi proventi destinati alle esigenze della parrocchia e dei suoi abitanti. Conosceva però la bontà del suo prodotto e sapeva anche che in paese la voce si era sparsa e che erano in tanti a volerlo assaggiare. Così per scongiurare spiacevoli sorprese si era premunito contro possibili furti ideando una sua personale trappola. Nelle scala a chiocciola che conduceva alle botti aveva tolto l’ultimo scalino così da far inciampare possibili male intenzionati. Ma questa astuzia non fu sufficiente con l’amico don Cuba, in quegli anni uno dei sacerdoti più conosciuti dell’Arcidiocesi di Firenze e non solo. Un giorno si recò a trovarlo e mentre lo distraeva, di nascosto alcuni ragazzi che lo avevano accompagnato fin lì “presero in prestito alcuni litri di vino” per una cena nel carcere di Sollicciano.

Personaggio pittoresco e a volte anche discusso, Don Agostino Giotti ha lasciato una traccia indelebile nei cuori e nelle menti di tutta la Val di Pesa, regalando a volte anche delle perle di grande ilarità destinate a essere raccontate e tramandate per decenni. Il parroco era amico di un importante imprenditore della zona che nel 1976 era subentrato alla guida dell’azienda vinicola del padre trasformandola in una realtà di grande prestigio. Si racconta che durante uno dei tanti viaggi in autostop da San Donato a Cortine, l’uomo provocò Don Agostino con una battuta. Data la copiosità delle piogge che rischiava di pregiudicare la vendemmia e un’intera annata, gli disse di sollecitare il suo principale per bloccare la pioggia. Sul momento Don Agostino non aveva risposto nulla rimanendo in silenzio per tutto il tragitto. Poi una volta arrivati a destinazione, con un piede ancora nella macchina e l’altro fuori, guardò l’amico negli occhi e gli disse secco: “Il mio principale era “figlio” di un falegname, non di un vignaiolo”.

Come il buon vino Don Giotti è stato un dono del cielo. Se oggi le sue vicende rivivono nella memoria collettiva è anche per un felice colpo del destino che lui senza mezzi termini definì miracolo. Nel 15 agosto del 1944 quando aveva 29 anni ed era parroco a Lumena un piccolo paesino del Mugello, un gruppo di tedeschi fece un rastrellamento in cui finirono coinvolti alcuni civili insieme al giovane prete. Come consuetudine vennero messi al muro e fucilati. A lui fu risparmiata la vita . Rimase per ore a pregare il rosario fino a quando un silenzio totale gli suggerì che i tedeschi se ne erano andati. Da quel giorno racconterà a tutti la stessa cosa, che la Madonna lo aveva salvato dal piombo tedesco. L’avvenimento maturò in lui una fede profonda portandolo ad abbracciare una vita di gratitudine, volta alla cura del suo popolo e della sua terra, comprese le viti che ancora oggi costituiscono il cuore della linea Cortine.

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