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La valle degli olivi

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La valle degli olivi

La raccolta di 1500 q.li di olive su 100 ettari di terreno è un’operazione speciale che non vede in campo eroi ma uomini semplici che amano il proprio lavoro e sanno accettarne la fatica perché il risultato finale è “una bella cosa”.

E pian piano sale l’agitazione, ricomincia l’inquietudine. La consapevolezza di avere davanti a sé due mesi pesanti e difficili. Due mesi di lotta. Ogni anno, a metà ottobre, è questo lo stato d’animo di Marco Bussagli, operaio storico di Pieve di Campoli. È in azienda dal 1987, sulla carta in pensione ma nella realtà ancora attivo perché si sente bene e in generale ama ciò che fa. In questi decenni un po’ come tutti i suoi colleghi ha svolto più mansioni ma la sua passione sono le macchine agricole, quel complesso di ingranaggi e meccanica di precisione che, manutenzione dopo manutenzione, ha imparato a conoscere e dalla quale non si vorrebbe mai staccare come un bambino dal suo giocattolo preferito. Purtroppo Marco sa benissimo che a fine ottobre dovrà abbandonare l’officina di Mercatale per recarsi al frantoio. Una responsabilità che non ama. Che vive istintivamente come una croce.

In realtà la gestione delle olive rappresenta per tutta l’azienda una vera sfida, uno sforzo logistico e operativo notevole. Anche Fabio Arfaioli, altro storico operaio lo sa bene. “Dove c’è un campanile e una pieve – racconta – ci siamo noi e le nostre olive”. Una battuta che misura bene l’estensione e la frammentarietà dei terreni su cui trovano dimora le olivete di Pieve di Campoli. I numeri poi confermano ulteriormente questa immagine con 18mila piante dislocate su cinque comuni tra cui San Casciano in Val di Pesa, Scandicci, Impruneta, Certaldo e Barberino Tavernelle. Nel suo insieme l’intera area comprende ben 100 ettari, pertanto sono più che rilevanti le distanze da coprire e i trasporti da coordinare durante i 50 giorni di lavoro che ogni anno vedono tra gli 800 e i 1500 q.li di olive raccolte. Inevitabili anche gli inconvenienti e gli imprevisti, come quando nel dicembre 2009 tutti i mezzi rimasero bloccati sotto una neve fitta e improvvisa.

Dove ci sono un campanile e una pieve, ci siamo noi e le nostre olive

Ma i veri dolori cadono sulle spalle di Bussagli quando le olive di Pieve di Campoli e non solo arrivano in frantoio, e lui è chiamato a coordinare le attività. “È un periodo molto stressante, a partire dal rumore che producono le macchine. E poi – tira un sospiro profondo – oltre al rumore ci sono le persone”. Marco non si riferisce ai colleghi che in questi due mesi lo aiutano a tenere vivo il frantoio 24 ore su 24 ma ai clienti che portano le proprie olive a frangere. Persone per bene, a modo, che però si trasformano quando i frutti entrano in lavorazione. “Per loro ogni frangitura equivale a un parto. E quindi ogni volta mi fanno domande con molta insistenza e io ho il compito di tranquillizzarli, gestirli, riportarli all’ordine. Non è facile”. Macchine che incedono senza sosta, turni impegnativi, discussioni e tante giornate a sognare un po’ di silenzio e magari anche un trattore guasto e delle chiavi inglesi tra le mani. Alla fine di tutto questo però c’è un arrivo, una soddisfazione vera, senza inganni. “Io sono titubante nel lavoro del frantoio, ogni anno vorrei tirarmi indietro. Però quando assaggiamo il prodotto e capiamo di aver realizzato un buon olio è una bella cosa”. La sincerità con cui lo dice è disarmante e forse è proprio questa “bella cosa” il motivo che spinge Bussagli a sporcarsi ancora le mani e a ritardare la pensione.

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